Ci risiamo. Palazzo Rogers a Scandicci ha ospitato ancora una volta quel laboratorio di passione e competenza che è Borgo DiVino, trasformando il fine settimana del 28 e 29 marzo in una full immersion molto divertente ma veramente impegnativa.
Sveglia alle 7 e colazione abbondante, con la consapevolezza che la giornata avrebbe lasciato poco spazio agli spuntini. Ultimo check degli strumenti: cavatappi, espositori, evidenziatori, schede dei vini. Tutto pronto.
Si parte. Breve sosta al supermercato: tovaglioli e taralli, indispensabili per accompagnare l’assaggio, non sono mai abbastanza. Ok, ora è davvero tutto a posto. Si va, direzione Scandicci.
L’organizzazione aveva già provveduto al trasporto delle bottiglie: le abbiamo trovate inscatolate alla nostra postazione, pronte ad essere liberate dal loro imballaggio. Una mezz’ora di discussioni fra me e Ivana su come sistemare il banco, quelle conversazioni fatte di “quello mettilo lì”, “da retta a me!”, “no, meglio di là”, di piccoli compromessi estetici e pratici, comunque alle 10:30 spaccate eravamo pronti. Il banco era assestato, le bottiglie posizionate con una logica che avesse senso, e noi caricati a molla!
Il nostro banco: una geometria di stili
Eccoci, con la selezione curata da Roberto Ciancolini che univa eleganza piemontese, fascino alsaziano e carattere mediterraneo. Un’operazione consapevole di accostamenti, quella nostra: non una collezione casuale di etichette, ma un percorso che voleva raccontare tre anime del vino italiano ed europeo.
Dalle Langhe abbiamo portato la profondità: il Nebbiolo Frales 2023 di Silvano Bolmida e soprattutto la trilogia di Barolo dalla stessa azienda, il Barolo Le Coste di Monforte DOCG 2021, il Barolo Bussia DOCG 2021, e il Bussia Vigna Fantini DOCG 2021. A questi si aggiungeva il Barolo Monforte d’Alba Riserva 2019, una bottiglia davvero di grande pregio.
Per me è stata ancora una sorpresa riscoprire due anime così distinte di Barolo. Le Coste di Monforte e il Barolo Bussia hanno profili aromatici completamente diversi: uno più verticale con un’acidità più marcata, l’altro più tradizionale, più rotondo, caratterizzato da un uso leggermente più marcato del legno, ma sempre perfettamente integrato.
Il Bussia Vigna dei Fantini, da un singolo vigneto vecchio di decenni, l’ho trovato quasi poetico. Ad ogni olfazione si scoprono profumi diversi, indice di una vasta complessità aromatica e di un equilibrio eccellente. Un profumo non sovrasta mai un altro, si scambiano continuamente di posto in una giostra di sensazioni olfattive entusiasmante. In bocca questo equilibrio è confermato: acidità viva, tannino morbido, a mio parere veramente eccellente.
Apprezzatissimo, e non poteva essere altrimenti, il Barolo Le Coste di Monforte Riserva 2019, che secondo me raggiungerà la sua massima espressione ancora fra qualche anno.
Dall’Alsazia abbiamo scelto di raccontare la straordinaria versatilità aromatica della regione: il Riesling Alsace AOC 2022, il Gewürztraminer Alsace AOC 2023, il Pinot Grigio Alsace AOC 2023 e il Crémant Giesberger Brut da Pinot Blanc. Un’ala della proposta che ha riscosso, e qui lo diciamo con soddisfazione, un successo notevole, forse persino oltre le aspettative.
Tre vini eccellenti: l’acidità marcata ma composta del Riesling e l’aromaticità inconfondibile del Gewürztraminer ne esprimono in modo netto l’identità territoriale. Personalmente mi ha colpito in particolare il Pinot Grigio, proveniente da vigne vecchie, capaci di donare maggiore struttura e concentrazione.
Al naso si presenta con una certa timidezza, su note di fiori e frutta secca, mentre al palato sorprende per un ingresso esplosivo ma sempre equilibrato: l’acidità resta composta e il sorso si allarga in modo inatteso, risultando pieno e appagante.
Il Crémant, invece, fine e scorrevole, con una bollicina elegante e mai invasiva, ha saputo offrire freschezza e immediatezza, risultando particolarmente apprezzato per la sua bevibilità.
Dal Sud, infine, completavamo l’opera con il Fabbri Rivera Rosé 2024, un Nero di Troia affinato in anfore di terracotta e tini di gres porcellanato.
Rosato di buona struttura, Colore carico, dato dalle 8 ore di macerazione sulle bucce, si distingue per un profilo olfattivo elegante di piccoli frutti rossi, melograno e leggere note floreali. Al palato è fresco, con un sorso teso ma armonico, notevole la persistenza e la chiusura pulita. leggermente sapida.
L’assaggio di sfuggita e la scoperta inaspettata
Giunti alla domenica pomeriggio, complice l’arrivo di Roberto e Fabrizio, io e Ivana siamo finalmente riusciti a sgattaiolare da dietro il banco, concedendoci qualche breve assaggio. La scelta, inevitabilmente, è stata sofferta: oltre cento cantine presenti, e solo il tempo per sfiorarne alcune.
Ci siamo precipitati ad assaggiare nuovamente gli ottimi prodotti di Tenuta Maso Corno.
Come negli anni precedenti, abbiamo ritrovato nelle loro bollicine un’eleganza davvero ineguagliabile.
Giulio è incredibile: produce vini di altissimo livello, ma, come ci raccontava, è costantemente alla ricerca di nuovi sistemi di lavorazione in vigna. Rappresenta quella rara categoria di vignaiolo che non si accontenta mai, spinto dalla voglia continua della scoperta attraverso la ricerca.
Fra questi, come una sorpresa che sboccia quando meno te l’aspetti, la Vernaccia di Vagnoni.
La Vagnoni Vernaccia di San Gimignano Riserva I Mocali 2022 colpisce per profondità ed evoluzione. Fermentata in barrique e affinata a lungo sui lieviti con frequenti bâtonnage , offre un profilo complesso di miele, frutta secca e leggere speziature, sostenuto da una freschezza viva e al contempo ammorbidita e resa cremosa dall’autolisi dei lieviti.
Un bianco di grande personalità, che ci è piaciuto molto.
Ho avuto altresì modo di apprezzare un profumatissimo Greco della Tenuta Pampinus, situata a Monte di Procida nei Campi Flegrei. Ho conosciuto Vincenzo, il produttore, e avuto modo di apprezzare la sua competenza. Purtroppo ho scoperto solo ora che la loro Falanghina ha vinto numerosi premi, me la sono persa, ma sicuramente ci saranno altre occasioni.
Oltre la degustazione: il significato di Borgo DiVino
Siamo ancora in attesa di sapere come sono andate le vendite al wine shop, curiosi di comprendere quanto le nostre proposte hanno conquistato il pubblico. Ciò che rimane più importante, però, è l’insegnamento che eventi come Borgo DiVino ci rinnovano ogni volta. Ivana e io siamo ancora alle prime armi e queste esperienze, insieme allo studio, al tempo e alla passione che vi impieghiamo, sono senz’altro occasioni di crescita professionale in questo mondo.
Da un punto di vista umano, il vino è un pretesto magnifico per l’incontro, per il dialogo, per quella rara forma di felicità che nasce quando due sconosciuti scoprono di poter parlare lo stesso linguaggio, fatto di aromi, di equilibri, di passione.
Un ringraziamento speciale va a Go Wine e in particolare alla sezione Mugello, per il supporto, la fiducia e l’opportunità di vivere da protagonisti un’esperienza così formativa.
Go Wine è un’associazione culturale nata con l’obiettivo di promuovere la conoscenza del vino attraverso il legame con il territorio, valorizzando soprattutto le piccole e medie realtà vitivinicole. Attraverso eventi, incontri e percorsi di approfondimento, rappresenta un punto di riferimento per chi desidera avvicinarsi al vino in modo consapevole, curioso e autentico.
Essere parte di questo mondo fatto di passione condivisa, confronto e crescita è qualcosa che lascia il segno. E che, inevitabilmente, alimenta la voglia di continuare questo percorso.

