Ci sono vini che si aprono come semplici bottiglie, e altri che si aprono come ricordi. Il Bourgogne Aligoté di Joseph Drouhin, annata 2020, che ho acquistato durante il mio viaggio in Bourgogne, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ogni sorso riporta alle strade tranquille di Beaune, al ritmo lento delle cantine storiche, ai filari ordinati che sembrano respirare insieme alla terra.

Con qualche anno sulle spalle, questo Aligoté mostra un’evoluzione affascinante: il colore, un tempo paglierino brillante, tende oggi verso un giallo paglierino dorato, segno di maturità e profondità. Al naso si avvertono ancora gli agrumi e i fiori bianchi tipici del vitigno, ma la caratteristica nota minerale, invece di attenuarsi, si è intensificata, diventando più ampia e avvolgente, quasi salina.

In bocca il vino conserva la sua freschezza naturale, ma l’acidità si è leggermente ammorbidita, regalando un sorso più rotondo, meno tagliente, ma ancora piacevolmente equilibrato. È una maturazione che non lo appesantisce, anzi: gli dona un carattere più meditativo, più lento, quasi più vicino al ricordo di quel paesaggio borgognone da cui proviene.

Bere questa bottiglia non è soltanto degustare un vino: è riaprire il taccuino del viaggio, tornare a quel momento in cui l’ho scelta in Bourgogne, con la promessa silenziosa di riportare un po’ di quella terra a casa. Una promessa che, calice alla mano, è stata decisamente mantenuta.

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